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ENSEMBLE DI MUSICA CONTEMPORANEA

Giovedì 23 giugno 2016, ore 17,30

Concerto dell’Ensemble di Musica Contemporanea

CONCERTO ANNUALE DEDICATO A PIETRO GROSSI

Firenze, Sala del Buonumore - Conservatorio “Luigi Cherubini”

 

TESTI


L. Dallapiccola

Cinque canti per baritono e alcuni strumenti

 

 

I

Aspettiamo la stella mattutina

dall’ala bianca che viaggia nelle tenebre

primo annuncio del sole.

(Jone di Ceo)

II

Dorati uccelli dall’acuta voce, liberi

per il bosco solitario in cima ai rami di pino

confusamente si lamentano; e chi comincia,

chi indugia, chi lancia il suo richiamo verso i monti:

e l’eco che non tace, amica dei deserti,

lo ripete dal fondo delle valli.

(Anonimo)

III

Acheronte

che tormenti reca agli uomini,

d’infinite fonti di lacrime e dolori ribolle.

(Licimnio)

IV

Dormono le cime dei monti

e le vallate intorno,

i declivi e i burroni;

dormono i serpenti, folti nella specie

che la terra nera alleva,

le fiere di selva, le varie forme di api,

i mostri nel fondo cupo del mare;

dormono le generazioni

degli uccelli dalle lunghe ali.

(Alcmane)

V

Ardano, attraverso la notte, assai lungamente

le stelle lucentissime.

(Ibico)

G. Manzoni Grave

Testo di Waring Cuney

When I am  in my grave

and none are there

I shall wake at times

to weep.

I shall wake at times

to weep,

for I need have no fears

there

that someone see

my tears.

I need have no fears.

I. Caselli Voci

Testo di Costantino Kavafis

Ideali amate voci

di coloro che sono morti o come i morti

sono per noi perduti

A volte ci parlano in sogno

a volte esse vibrano dentro.

E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno

della prima poesia di nostra vita-

come lontana nella notte una musica che dilegua.

F. Oliveto Da un eterno esilio

Testo di Andrea Zanzotto

Da un eterno esilio

eternamente ritorno

e coi giorni mi volgo e mi confondo,

vado, da me sempre più lontano,

divelto per erbe prati e tempi

d’ottobre

e silenzi confidati agli orecchi

da stelle e monti.

H. W. Henze   Ariosi

Testo di Torquato Tasso

I

Non ha fiori il terreno

Come questo mi pare

Maraviglioso fior del vostro mare

A cui non fu mai pare

In ramo o ’n prato ameno,

O pur di conca nel porporeo seno

Tra i vaghi scogli e l’acque

Fra cui Venere bella in prima nacque

II

Vissi: e la prima etade Amore e speme

Mi facevan via più bella e più fiorita;

Or la speranza manca, anzi la vita

Che di lei si nudria, s’estingue insieme.

Né quel desio che si nasconde e teme

Può dar conforto a la virtù smarrita;

E toccherei di morte a me  gradita,

Se no posso d’amor, le mete estreme.

O morte, o posa in ogni stato umano

Secca pianta son io che fronda a’venti

Più non dispiega e pur m’irrigo invano.

Deh, vien, morte soave, a miei lamenti,

Vien o pietosa, e con pietosa mano

Copri questi occhi e queste membra algenti.

A. Schönberg  Sonett n. 217 von Petrarca

Testo di Francesco Petrarca

Far potess’io vendetta di colei

Che guardando et parlando mi distrugge,

Et per più doglia poi s’asconde e fugge,

Celando gli occhi a me si dolci et rei.

Così li afflicti et stanchi spirti miei

A poco a poco consumando sugge,

E ‘n sul cor quasi fiero leon rugge

La notte allor quand’io posar devrei.

L’alma, cui Morte del suo albergo caccia,

Da me si parte, et di tal nodo sciolta,

Vassene pur a lei che la minaccia.

Meravigliomi ben s’alcuna volta,

Mentre le parla et piange et poi l’abbraccia,

Non rompe il sonno suo, s’ella l’ascolta.

F.  Gambelli  Godot (They do not move)

Testo di Liliana Valentini

Aspetti Godot

e corri alla porta;

un balzo: alla finestra

 resti per strada,

aspetti il postino.

Aspetti Godot

e cerchi nei libri,

nel vivo d’incontri,

la forza ed i gesti

di una Penelope.

Ancor tesseresti la tela,

la trama di incontri

e di vita.

Ma l’ora è avanzata.

Un nodo ti chiude

la gola. Deciditi:

sei tu il tuo Godot.

L. Dallapiccola Due liriche di Anacreonte

 

I

Eros languido desidero cantare

coperto di ghirlande assai fiorite,

Eros che domina gli uomini, signore degli Dei.

II

Eros come tagliatore d’alberi

mi colpì con una grande scure

e mi riversò alla deriva

d’un torrente invernale.

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