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Vetrina di Libri: Nicola Scaldaferri, (a cura di) Le zampogne a Terranova di Pollino. Musiche e contesti religiosi e profani

Sabato 25 MARZO 2017 | ore 11 | Sala del Buonumore

P.zza delle Belle Arti 2 
50122 Firenze

Per la rassegna "Vetrina di Libri 2016-2017" a cura di Anna Menichetti
con interventi musicali di docenti e studenti del Conservatorio “Cherubini”, a cura di Donata Bertoldi

LE ZAMPOGNE A TERRANOVA DI POLLINO
Musiche e contesti religiosi e profani
Con CD
A cura di Nicola Scaldaferri, Roma, Squilibri, 2015

Nato a San Costantino Albanese (PZ), Nicola Scaldaferri è docente di Etnomusicologia presso l’Università di Milano; la sua formazione e specializzazione è avvenuta sia in ambito musicale accademico che in conservatorio, muovendosi sempre fra diversi luoghi e prestigiose istituzioni: dal Massachussets a Bologna, da Parigi a Parma per gli studi di composizione, pianoforte e violino. Si occupa in particolare di musica elettroacustica e di ricerca sul campo inerente a pratiche musicali dell’Italia meridionale con specifica attenzione alle prassi esecutive e all’organologia di quelle terre.
Le sue pubblicazioni riguardano aspetti di indagine svolta in Africa occidentale e nei Balcani, così come in riferimento a sonorità della cultura lucana.
Accanto a strumenti di tradizione cólta, Nicola Scaldaferri esegue musiche di tradizione popolare su numerosi strumenti originali.

La presente pubblicazione, un progetto iniziato nel 2014, nasce grazie all’interesse dell’Amministrazione Comunale di Terranova di Pollino: città custode dell’arte zampognara (Delibera di Consiglio Comunale dell’11 agosto 2015) che ha sostenuto con forte volontà la conservazione e diffusione della propria cultura d’origine. L’area agro-pastorale del Pollino – di cui Terranova è il cuore nel Parco nazionale sul versante lucano, in provincia di Potenza – possiede grande ricchezza di materiali tradizionali, pratiche di riti e attività legate al territorio e le sonorità della zampogna a chiave e della surdulina accompagnano da tempo immemorabile ogni evento, sacro e profano, della comunità.
Il patrimonio paesaggistico e culturale del luogo, è un angolo fertile e suggestivo della identità locale e nazionale e, grazie al testo di Scaldaferri, diviene un bene e un capitale sostanzioso estremamente fruibili nei propri molteplici aspetti che abbracciano sia l’elemento turistico, necessario all’economia e alla vitalità dei luoghi, che l’anima segreta e rinata di un mondo rurale fra i più stimolanti

 

Concerto del TRIO FFF


Wolfgang Amadeus MOZART (1756-1791)
Divertimento KV439b in Do maggiore per oboe clarinetto fagotto
Allegro. Larghetto. Menuetto.
Adagio. Allegretto

Simone Bensi, oboe
Ugo Galasso, clarinetto
François de Rudder, fagotto

Il Trio FFF è nato da una "costola" del Quintetto FFF - i ForteFiatisti di Firenze (con Fortepiano e Fiati) e, come anche il quintetto, dalla passione per la musica eseguita sugli strumenti originali.
I musicisti provengono da esperienze diverse di musica orchestrale, cameristica e solistica, spesso dal campo della musica antica: è dunque intento del Trio FFF ricercare e ricreare un’interpretazione che, pur filologica, sia anche ricca dell’espressività e dell’esperienza personale dei singoli musicisti e del loro lavoro di insieme.
La frequentazione del Laboratorio del Fortepiano, a Firenze, ha fatto sì che si costruisse un repertorio di musica a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, ma è stata anche l'occasione di avvicinarsi al repertorio per trio d'ance che, nei brani scelti per questa occasione, rappresenta una formazione adattissima a quella che, nella Vienna di Mozart, era la pratica musicale d'intrattenimento: la Serenata o Divertimento.
I Divertimenti K 439b racchiudono una serie di 25 composizioni di ambito massonico che Mozart scrisse intorno al 1783, e successivamente raccolte e ordinate dall'editore Simrock in una serie di 5 Divertimenti, i primi quattro aperti da un Allegro iniziale bipartito e chiusi da uno finale in forma di Rondò, con i movimenti interni che sono sempre Minuetti con il loro Trio o Adagi. Il Quinto ha una forma diversa, con un Adagio iniziale e chiuso da una Polonaise.
L’oboe di Simone Bensi, il clarinetto di Ugo Galasso e il fagotto di François de Rudder interpretano anche il Trio di Beethoven, scritto per due oboi e corno inglese ma che – come era uso ancora ai tempi di Beethoven modificare la strumentazione e dunque la sonorità delle composizioni musicali, anche se l'epoca del "sonar con ogni sorta di stromenti" era certamente passata da tempo – suona bene in questa formazione dal timbro più vario e "moderno", considerando che il clarinetto, nell'anno di composizione del Trio (1795, anche se pubblicato la prima volta nel 1806) aveva appena mezzo secolo di vita.

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