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Martedì 9 febbraio al Teatro dell'Opera di Firenze debutterà il Fra Diavolo.

 

rizzi ciardi

Intervista a Francesco Rizzi,

Maestro del coro di “Fra Diavolo”

Intervista a Paolo Ponziano Ciardi,

Direttore dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio Cherubini, in occasione del “Fra Diavolo” 

Martedì 9 febbraio al Teatro dell'Opera debutterà il Fra Diavolo. Come vi siete preparati per questa importante produzione?

Il Coro ha iniziato lo studio del Fra Diavolo a metà dello scorso novembre e, fino a metà gennaio, si è riunito con una frequenza di due incontri settimanali che comprendevano sia le prove a sezioni separate sia quelle d’assieme. Successivamente gli appuntamenti di studio si sono infittiti perché, ovviamente, una volta che le parti sono state apprese a memoria, sono iniziate anche le prove con l’orchestra e quelle di regia.

Ci sono delle difficoltà particolari esecutive per quest’opera?

Differentemente dalla scrittura vocale delle arie solistiche, le parti corali di quest’opera non presentano particolari difficoltà da un punto di vista puramente tecnico e vocale; tuttavia richiedono un grande impegno ed una continua concentrazione da parte dei coristi perché, spesso, la scrittura prevede un dialogo assai stretto e ritmicamente incalzante combinato con le frasi dei solisti.

Cosa possiamo dire riguardo al Coro del Conservatorio Cherubini? Da quanti artisti è formato quello che si esibirà per il Fra Diavolo?

Il Coro del Conservatorio è diventato un complesso “stabile” quattro anni fa, quando, dopo essermi trasferito a Firenze, ho assunto la docenza sulla cattedra di “Esercitazioni Corali” e “Formazione Corale” dell’Istituto. In tale occasione accolsi l’invito dell’allora Direttore M° Biordi e del collega  M° Paolo P. Ciardi a formare e ad organizzare tale complesso. Al momento attuale il coro si esibisce, secondo le esigenze richieste dal repertorio, con due tipologie di formazione: il “Coro sinfonico” che conta più di 100 elementi selezionati tra gli iscritti alle classi di tutti gli strumenti, di composizione e, quindi, non necessariamente solo tra gli iscritti alle classi di “Canto”; il “Coro da Camera" che conta, invece, circa 45 elementi quasi tutti studenti di quest’ultima disciplina. Nel Fra Diavolo si esibirà proprio il Coro da Camera che, ovviamente, può garantire un approccio assolutamente professionale alla preparazione di tale partitura.

Può citare qualche  occasione dove si è già esibito il Coro? E possiamo dire qualcosa sul repertorio?

Lo scorso anno, sotto la direzione del M° Paolo P. Ciardi, il Coro da Camera prese parte alla messa in scena di "Die Fledermaus” di J. Strauss proprio nel Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze. In tale occasione si ebbe il vero debutto di tale complesso nel repertorio “operistico”. Il coro del Conservatorio, in questi ultimi quattro anni, si è comunque cimentato soprattutto nel repertorio sinfonico-corale ed ha eseguito tra l’altro il “Requiem” di W.A. Mozart, i “Carmina Burana” di C. Orff, lo “Stabat Mater” di G. Rossini, la “Fantasia Corale” di Beethoven.

Qualcosa da aggiungere su questa esperienza del Fra Diavolo e in generale sul Coro del Cherubini?

L’esperienza della messa in scena di uno spettacolo teatrale presso il Teatro Nuovo dell’Opera di Firenze è sicuramente tra le più importanti di quelle che caratterizzano il percorso formativo offerto ai nostri allievi; inoltre ritengo che l'attività corale, se fondata su corretti e ben definiti presupposti didattici, contribuisca sensibilmente al completamento della formazione di qualsiasi musicista. Ciò, quindi, vale anche per gli studenti di “Canto" che sono comunque avviati ad intraprendere la carriera solistica.

Martedì 9 febbraio al Teatro dell'Opera debutterà il Fra Diavolo. Come vi siete preparati per questa importante produzione?

La preparazione dell’opera è iniziata con lo studio delle parti d’orchestra singole sotto la guida dei docenti di strumento. Poi sono iniziate le prove d’orchestra, con lettura di tutta l’opera, e, successivamente, unendo all’orchestra anche coro e solisti. Dalla scorsa settimana abbiamo iniziato le prove d’insieme e di scena, che culmineranno nella prova generale di lunedì 8 febbraio.

Ci sono delle difficoltà particolari esecutive per quest’opera?

 L’opera è particolarmente difficile innanzitutto per lo stile. Un grand opera in stile a volte rossiniano, con passaggi difficili anche tecnicamente per l’orchestra perché estremamente brillanti. Senza questa brillantezza l’opera perderebbe molto del suo valore.

Su quali progetti state lavorando con le Orchestre del Conservatorio Cherubini?

Con l’Orchestra Sinfonietta e Sinfonica del Conservatorio stiamo lavorando su vari progetti: la Sinfonietta al concerto conclusivo di maggio al Teatro Verdi e alla partecipazione al Concerto di Pasqua, assieme alla Sinfonica, dove eseguirà la Cantata n.51 di Bach. Poi al Verdi sarà anche interprete di alcune trascrizioni per orchestra di brani pianistici di Satie elaborati dagli studenti del corso di orchestrazione del M° Paolo Furlani, docente al Cherubini.

La Sinfonica sta lavorando al Concerto di Pasqua, dove eseguirà la Sinfonia n.5 di Mendelssohn insieme alla sua ouverture “Le Ebridi”, poi sarà interprete in maggio al Teatro Verdi del poema sinfonico “Pini di Roma” di Respighi e del meraviglioso Requiem di Gabriel Faurè con il grande coro del Conservatorio diretto dal M° Francesco Rizzi.

Qualcosa da aggiungere su questa esperienza del Fra Diavolo e in generale sui progetti del Conservatorio Cherubini?

Le esperienze liriche sono molto importanti per gli studenti che suonano in orchestra, spesso in conservatorio non vengono realizzate. Gli studenti del Cherubini hanno il privilegio non solo di studiarle, ma di vederle realizzate all’interno di un grande ente come il Teatro dell’Opera di Firenze. In generale le esperienze d’orchestra del Cherubini sono tutte inserite in contesti molto importanti, e prevedono il grande repertorio sinfonico e sinfonico corale.  

  
 torrigiani

Intervista a Francesco Torrigiani,

regista di “Fra Diavolo”

Martedì 9 febbraio al Teatro dell'Opera debutterà il Fra Diavolo. Cosa possiamo dire della regia dell'opera? A cosa ti sei ispirato?

Il Fra Diavolo è un'opera comique. La proponiamo in forma semiscenica, in chiave moderna, colorata. La storia si svolge nel Sud Italia, in un motel Agip dentro cui si intrecciano le storie di turisti inglesi e di Michele Arcangelo Pezza, fuorilegge tutto italiano. La partitura presenta un aspetto estremamente caratteristico, una continua ritmicità quasi ossessiva, molto francese al suo interno. La storia mi ricorda un'idea mediterranea dell'Italia, gli anni in cui il nostro paese rinasceva dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel mo immaginario sono anni che rappresentano un'Età dell'Oro, a cui io credo sia necessario guardare per capire come uscire da una situazione generazionale complessa, come la nostra. Anni in cui la legge e i fuori legge venivano trattati con lo stesso calore con cui Auber tratta i personaggi dell'opera. il cinema neorealista, la commedia all'italiana, i personaggi come Sordi, De Sica, sono alla base di quel poco di ambientazione che una forma in semi stage consente.

 

Come vi siete preparati per questa importante produzione?

Una volta scelti gli interpreti che avrebbero fatto parte del percorso didattico, abbiamo lavorato collettivamente a partire dal testo, dalle parole, da uno studio approfondito della partitura, contestualizzandola nel suo periodo storico e poi adeguandola alla necessità della nuova messa in scena. Anche se in scena vedremo gesti e situazioni moderne, siamo partiti da uno studio sulla volontà dell'autore all'interno del suo tempo. Abbiamo iniziato le prove, i ragazzi hanno studiato le parti e fatto l'analisi drammaturgica con i loro insegnanti di tecnica vocale e di orchestra, poi c'è stato il passaggio al maestro Alessandro D'Agostini. Il tutto si è svolto in sintonia con il team del dipartimento di canto e teatro musicale.

 Quanto sono durati i preparativi?

Siamo in prova dall'inizio dell'autunno, ovviamente con ritmi e tempi diversi che consentissero anche il normale studio degli allievi. La partitura è felicissima, anche se poco rappresentata, ma tecnicamente impervia, che in molte parti presenta delle difficoltà tecniche e intellettuali molto alte. Nelle edizioni che si trovano in giro, infatti, le parti sono eseguite da grandi cantanti. Io sono particolarmente entusiasta che un gruppo di ragazzi così giovani si sia dimostrato, anche questa volta, all'altezza della situazione.

Su quali progetti state lavorando con la classe d'arte scenica del Conservatorio Cherubini?

Come classe di arte scenica stiamo lavorando da almeno cinque anni a un progetto formativo innovativo che si chiama "Il corpo vero: Dall'arte scenica all'attore cantante". E' un progetto che intende formare i cantanti all'arte dell'attore a partire da esercizi metodi e pratiche della scuola russa: Čechov, Stanislavskij, Mejerchol’d sono le fonti da cui traiamo ispirazione per la formazione di base dei nostri studenti, in un percorso che si è anche definito con le caratteristiche peculiari per i problemi legati alla funzione del tempo e della quarta parete. Con il dipartimento del Conservatorio Cherubini, da quando sono arrivato a Firenze nel 2007, abbiamo portato avanti almeno una produzione all’anno, tra cui Didone e Enea, Don Giovanni, Le nozze di Figaro, Il Pipistrello, l’Histoire du soldat. Tra le molteplici rappresentazioni, voglio ricordare il Don Giovanni rappresentato all’Accademia Liszt di Budapest, un’esperienza bellissima, in una città e Accademia prestigiosissima per la musica.

 

 

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